"Non si vedeva che zolfo, da per tutto, in quel paese! Lo zolfo era anche nell'aria che si respirava, e tagliava il respiro, e bruciava gli occhi." La zolfara, miraggio di facile arricchimento, ha segnato la vita del mite Don Mattia. Il suo socio disonesto Dima Chiarenza, ora divenuto usuraio, gliela mandò in malora e, con essa, la moglie e il figlio; e adesso, dopo tanti anni, minaccia anche la sua amatissima terra. "Il fumo" è la dolentissima storia della vendetta peggiore che si possa mettere in atto: tanto furente quanto priva di piacere. Una sorta di olocausto totale, dove il protagonista sacrifica ciò che di più caro gli resta al mondo, pur di non sopportare oltre i soprusi di un destino beffardo. Al grido "Distruzione! Distruzione! Né io né lui! Brucino!", con la morte nel cuore e un "acuto rimorso" che lo tormenta, dà l'addio a quel suo paradiso che diventerà ben presto inferno. Essendo proprio lui a dannarlo. Dannandosi.


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