"Passare l'infanzia a sentire storie vicino al fuoco con i nonni e vivere a contatto della natura pare quasi un sogno, ma a me è toccata questa fortuna. Dalla nostalgia per la mia infanzia, per le persone che non ci sono più e per l'amore verso la Sardegna nasce questo libro. Ho raccolto tante storie che sentivo e che vivevo e ho poi scoperto, pian piano, il lato più bello e misterioso che viveva e respirava nella terra che calpestavo e nei cari che piangevo. Sono andata così a cercare le mie radici, sentendo di far parte di un qualcosa che il tempo ingoiava facendo sparire brandelli del mio passato e del mio essere. Il libro tratta dei berbos e del loro cambiamento nel tempo. Ancora i riti dell'acqua in uso a partire dal prenuragico, quando venivano precipitati nei fiumi i corpi dei fanciulli, in un secondo tempo i teschi prelevati dall'ossario e infine San Bachisio che sostituisce Maimone il dio pagano. I riti funebri con la raccolta dei canti, vere e proprie poesie. Ancora alcune maschere femminili che ci richiamano alla discesa degli spiriti nel mondo ultraterreno. Ecco qual è stato il fascino di vedere e capire, sentire dalla viva voce qualcuno descrivere la processione dei morti mi ha riportato a sapori ormai dimenticati, ed è proprio per non perderli completamente che li ho voluti raccogliere qui, perché tutto ciò che vive nella nostra memoria inganna la morte e diviene eterno".


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