Quando aveva lasciato la casa di Anna la notte prima, intorpidito dall'alcol, il commissario Harry Hole non pensava che ci sarebbe tornato così presto. Invece, quella mattina, mentre giace nel letto in un groviglio di lenzuola e abiti sgualciti, ancora in preda alla sbornia, viene chiamato per un nuovo caso. Giunto sulla scena del crimine, scopre che questa coincide con la casa della donna, dove tutto pare uguale alla sera precedente, se non fosse che ora Anna è a terra con il volto sfigurato e coperto di sangue, e una pistola in pugno. Anna era un'artista, la loro era stata una storia di passione, alcol e liti furenti, e quando la donna dopo anni lo aveva invitato a casa sua, il detective non aveva saputo resisterle. Per il dipartimento la sua morte non è che un altro caso di suicidio, ma il protagonista non vuole rassegnarsi e inizia un'indagine privata. Quando in un'e-mail uno sconosciuto gli chiede come si sente ora che Anna non c'è più, l'uomo capisce di aver visto giusto: Anna non si è suicidata.



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