Oro e schiavi neri, terre strappate agli indios e intrise di sangue e sudore, città segnate dal conflitto fra vincitori e sconfitti per salvarsi la vita e per onorare la morte: siamo in Perù, all'epoca del commercio di schiavi nelle Americhe e della colonizzazione spagnola. Nel villaggio di Malambo, che il fiume Rìmac separa dalla capitale Lima, vivono gli ex schiavi neri, i malati e i più anziani; lì vengono tenuti in quarantena e poi venduti all'asta gli africani deportati, lì vive il vecchio Tomasòn, che si è guadagnato la vita dipingendo soggetti religiosi per i padroni bianchi e rappresentazioni sacre per le comunità africane. La povera casa di Tomasòn a Malambo, con la sua penombra affrescata di figure magiche, e il palazzo cadente del commerciante di schiavi Manuel de La Piedra a Lima, sono i due poli intorno a cui si magnetizzano le trame avventurose ma storicamente impeccabili del romanzo. Le acque del fiume raccolgono e custodiscono segreti che saranno svelati dal coraggio e dalla perseveranza dei vivi, ma anche dal contatto con il soprannaturale, che africani e indios praticano quotidianamente. In un'atmosfera densa di sensualità e superstizioni, di sacralità spesso violata ma anche difesa a costo della vita, spiccano le donne protagoniste di queste storie di passione, d'avidità e di violenza: la fiera Pancha curatrice e maga, la schiava Altagracia Maravillas amante del padrone, la vecchia cuoca Candelaria con i suoi misteri e la vendicativa Catalina, povera vedova bianca in cerca di fortuna.



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