Romanzo di formazione di Gian Arturo Ferreri, “Ragazzo italiano“, scritto in terza persona, racconta l'avventura e la storia di Ninni, un bambino vissuto, negli anni del secondo dopoguerra italiano, tra la campagna emiliana e la provincia industriale lombarda. Ninni, deriso alle elementari dalla maestra perché povero timido e balbuziente, ha la fortuna di incontrare al liceo un professore appassionato e dedito alla professione che lo aiuterà a trovare se stesso. Trasferitosi con la famiglia Milano, che rappresenta la liberazione da Zanegrate e l’approdo nella modernità che allo stesso tempo accoglie ed esclude, Ninni trascorre i primi in modo infelice. Ninni, infatti, fatica ad essere accettato. Capisce presto che in quella borghesia “colta, progredita e progressista”, lui sarebbe stato sempre un estraneo, un emarginato, perché proveniva dal mondo agricolo, e allora trascinato da una insaziabile curiosità di sapere, si getta sui libri, che rappresentano una delle poche ancore di salvezza, di crescita e di autoaffermazione professionale, con la convinzione e la testardaggine di riuscire ad emergere e ad affermarsi. Milano è per Ninni anche l’incontro con il sesso e con la politica. La storia di Ninni, che rappresenta uno spaccato della nostra società, racconta di un’Italia uscita sconfitta dal conflitto, i cui abitanti ormai per lo più poveri e in preda all'ansia per un futuro incerto avrebbero dovuto “combattere” con ostinazione per riemergere. Romanzo ben scritto ma che soprattutto fa riflettere. La copertina, che non mi dispiace, non accenna però alle atmosfere e alla trama della storia


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