Elusivi e imprevedibili appaiono i fantasmi tratteggiati in questi racconti. Per Mary Treadgold sono uno squillo del telefono, per Rosemary Timperley un bagliore di capelli rossi in un cespuglio di rose bianche, per Cynthia Asquith una vecchia voce polverosa tra le cianfrusaglie di un negozio e una mano che striscia carezzevole sui vetri per Sheridan Le Fanu. Ma forse la verità è rivelata da Hartley: siamo noi stessi a creare i fantasmi che ci perseguitano.


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