"Il fondo della bottiglia" è una storia meravigliosamente piena di luoghi lirici dell’immaginazione e della realtà e chi legge può abbandonare le sue certezze per rimanere letteralmente attaccato alla pagina. Siamo in una terra di confine, fatta di ranch, piccoli e grandi proprietari terrieri e molti cavalli che corrono allo stato brado. Un avvocato ha dovuto lavorare sodo per riuscire a guadagnarsi in quella comunità il rispetto di tutti nella sua professione e anche per raccogliere i soldi necessari per comprarsi il suo ranch. Proprio quando i notabili del luogo sembrano considerare l’avvocato “uno di loro” riappare dal passato il fratello evaso di prigione, dove scontava una condanna per tentato omicidio. Il dubbio morale che dovrà affrontare il giovane avvocato sarà tremendo perché tradire suo fratello sarebbe davvero troppo anche se tra di loro non c’è mai stata una vera complicità e anche se tutti hanno sempre amato di più il fratello scapestrato perché era da difendere e da proteggere, nonostante tutto. Nella comunità però nessuno sospetta nulla perché l’uomo è un forestiero sconosciuto. La verità però viene sempre a galla. Lo sa bene Simenon e lo sanno bene i suoi lettori che godono fino all’ultimo momento di quella apparente normalità che "Il fondo della bottiglia" prospetta, prima dello sconvolgimento finale che ribalterà straordinariamente il ruolo dei due fratelli: l’avvocato e il delinquente. Georges Simenon delizia ancora una volta i suoi lettori con una chicca letteraria che fa dell’eleganza la sua parola d’ordine.



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