È successo allo scavo archeologico. Il cadavere disarticolato della donna giace ai piedi della scarpata, illuminato dai flash, circondato da paramedici e poliziotti. Le giunture scomposte, gli occhi pieni di niente, un rivolo di sangue secco all'angolo della bocca. Flavia è precipitata nello strapiombo da un'altezza di trenta metri. Lungo il costone, rami spezzati, brandelli di tessuto, residui organici sulle rocce. Un incidente, dicono tutti. Incidente un cavolo. Il pensiero si fa strada nella mente di Matteo Montesi, investigatore privato, che con la vittima aveva un rapporto personale. Oltre che una ricercatrice, impegnata nello studio dei resti rinvenuti di un'antica gladiatrice, lei era soprattutto un'atleta, capace di cavarsela in una situazione di pericolo. Qualcosa però la preoccupava. Lui l'aveva vista muoversi circospetta, quasi percepisse l'incombere di una minaccia. Incidente un cavolo. Omicidio, piuttosto. Al momento è solo una sua fantasia; per trasformarla in un'ipotesi credibile, Montesi dovrà scavare in profondità sotto la superficie delle cose. Montesi l'idealista suo malgrado, in lotta perenne contro lo scetticismo generale. Non ha ancora imparato che è inutile correre dietro alla verità assoluta. È già tanto arrivare a una discreta approssimazione. Ma lui è fatto così.


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