“Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri è una storia al femminile che non si pone limiti perché l’obiettivo stesso del libro è quello di abolirli. Le figure femminili che qui vengono raccontate sono di donne straordinarie, che hanno spostato il confine di accessibilità che precedentemente era stato stabilito dal mondo maschile. Ogni volta che una Marina Abramovic ha avuto un riconoscimento o ha compiuto un passo, una Morgana, ovvero la sorella potente e pericolosa del celebre re Artù, si fa largo nella società e rappresenta tutte le donne, concedendo al loro sguardo di andare finalmente oltre, in attesa che non ci sia più bisogno di raccontare queste storie. Murgia e la Tagliaferri però vanno oltre, spiando le donne attraverso la lente d’ingrandimento al femminile perché spesso, proprio tra di loro, vengono considerate streghe pericolose, che attentano a qualcosa di forte e prestabilito. La sindrome di Ginger Rogers, ovvero quell’idea che le donne siano migliori a prescindere e quindi che possano condividere un palco con gli uomini, ma stando su dei vertiginosi tacchi a spillo, viene fatta a pezzi dalla Murgia e dalla Tagliaferri. “Morgana” è infatti una celebrazione della forza e della diversità, di un pacchetto di emozioni e di competenze che spingono il lettore sempre oltre.


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