'Me lo portarono a casa un mattino di luglio, spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale ... Lo stesi sul tavolo di granito del cortile, quello che usavamo per le feste grandi, e lo lavai col getto della pompa ... Pthù! Maledetti siano quelli che gli hanno squarciato il petto per strappargli il cuore con le mani e prenderlo a calci come una palla di stracci!'. Così, con questa visione di una 'pietà' barbaricina, comincia il racconto di Mintonia Savuccu, un racconto che viene da lontano, scritto a caldo per non dimenticare e per attutire il dolore, e inviato dall’Argentina, all’approssimarsi della morte, alla nipote rimasta al paese. Sin dalla prima pagina il lettore si trova immerso in un mondo arcaico e feroce, quello della Barbagia fra le due guerre.



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