"Byron e Wilde fanno sconfinare l'arte nella vita pratica, concepiscono la vita come un'opera d'arte, e l'opera d'arte come un atto pratico... Ambedue scrivono le cose migliori quando, abbandonata la più ambiziosa musa, riflettono nell'arte l'uno la propria naturale ispirazione di spiritoso epistolografo, nel 'Don Juan, l'altro il magico dono di spiritoso discorritore ne 'L'importanza di chiamarsi Ernesto'." (Mario Praz)



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