'Che cos'è oggi la città per noi? Penso d'aver scritto qualcosa come un ultimo poema d'amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città.' (Da una conferenza di Calvino tenuta a New York nel 1983). Un libro su città reali, che sono scomposte e trasformate in chiave onirica, e su città diaboliche, che sono surreali che diventano archetipi moderni di un testo narrativo altamente poetico.



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  • Quali siano i confini esatti delle città descritte da Marco al Kublai Khan non lo si saprà mai. Perché sono città che esistono solo nella mente di chi le descrive. Ma esistono anche nella memoria di chi legge questo libro estremamente intrigante. Sono città esistenti o la stessa che si divide, formandono innumerevoli altre? Una città è ciò che appare o ciò che diventa quando la percorriamo? Quando risponde a un nostro bisogno, quando la ricordiamo con nostalgia, quando - dopo anni - la ritroviamo? E sono città reali o semplici pensieri che nascondono sentimenti? Una sola lettura per questo libro non basta. Ad ogni nuovo approccio, diverse sono le interpretazioni, tanto che andrebbe ripreso ciclicamente. Come una delle città descritte, in questo libro ci si specchia, ci si perde, si guarda da sotto in su e si perde la ragione. Incredibile, inafferrabile.