Una lunga e intensa intervista, in cui l'artista esprime la sua posizione sulla questione mediorientale con la voce ironica e commossa di un ebreo che desidera la pace fra Israele e i palestinesi. Moni Ovadia rompe il suo canto con domande difficili, oscuri presagi della discordia che separa tra loro terre e uomini: come nasce lo Stato di Israele e cosa sta diventando? Cos'era il sionismo e dove ha portato gli ebrei? Il passato e il presente si intrecciano nei suoi ricordi e, lungo il crinale delle passioni che segnano la storia del popolo del Libro, Ovadia risponde: "Se si persegue la strada del nazionalismo e della rivendicazione dei diritti di sangue sulla terra, si rimuove un aspetto fondamentale: che la terra è promessa o donata [...] Quella terra non ti è stata donata perché tu diventassi un fanatico nazionalista, ma anzi, proprio affinché tu dimostrassi che l'unico modo per costruire la pace è essere un popolo che sa vivere sulla sua terra da straniero fra gli stranieri".


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