Bet ha diciassette anni e i "lineamenti di una guerriera apache". "Detestata dalle ragazze e occhieggiata dai maschi", non è bella ma fa tipo. Ripete il terzo anno di liceo e abita in barriera di Milano, a Torino. Bet, come molti adolescenti, ce l'ha con il mondo. Con il padre, ex operaio e attivista politico che l'ha abbandonata per trasferirsi nella capitale. Con la madre che non riesce a tenerle testa per quanto si sforzi, e con il suo passivo compagno Leonardo. Con il guardone del palazzo, che non smette di spiarla. Con i professori annoiati e noiosi, che a scuola recitano la solita pappardella e soffocano la creatività degli alunni. Con la gente che ha perso la voglia di ribellarsi alle ingiustizie. Con l'Italia sempre più oppressa e opprimente. Bet, insomma, è incazzata nera. Con tutti e con tutto. Persino con se stessa. Perché anni prima non è riuscita a salvare da un incidente Martina, la sorella più piccola. A differenza di molti adolescenti, però, Bet proprio non ce la fa a frenare la lingua. E cerca di aggiustare il mondo a modo suo, goffamente. Si oppone allo sfratto di una vecchietta e si guadagna una giornata in commissariato; combina un bel casino cercando di mettere insieme una sua amica incinta con l'ignaro padre del bambino; organizza uno sciopero nella fabbrica dove lavora sua madre e quasi le fa perdere il posto. E come non bastasse, quello stesso giorno s'intrufola nell'ufficio del preside e s'incatena al termosifone. Con una sola parola d'ordine: silenzio a oltranza...