Pochi musicisti hanno incarnato l'essenza sperimentale e avventurosa del jazz come Dizzy Gillespie, padre della rivoluzione bebop e inventore dello stile latin. La sua autobiografia affronta con lucidità, coraggio e un pizzico d'ironia una vicenda personale che è anche un compendio dell'esperienza collettiva degli artisti neri nell'America del secolo scorso. La razza e l'industria discografica, le droghe e la sessualità, la religione, la famiglia e la solidarietà fra colleghi: sono questi gli snodi principali del racconto, in cui trovano posto eventi tragici come la morte di Charlie Parker, momenti spirituali come la conversione alla fede Bahà'ì, ma anche episodi come la "campagna elettorale" del 1964, che vide Gillespie scendere in campo - armato della sola tromba - contro l'intero establishment politico del paese. Completano il volume le testimonianze di prima mano dei principali amici e collaboratori di Gillespie: da Miles Davis a Ella Fitzgerald, da Cab Calloway a Sarah Vaughan, da Max Roach a Thelonious Monk . Un documento appassionato, un inno alla musica come luogo di libertà, di fratellanza e di trasformazione delle coscienze.


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