Introdotto con successo a Roma da Catullo, il genere letterario dell'epigramma raggiunge con Marziale livelli artistici assoluti, che pochi dopo di lui, e non solo nell'ambito della letteratura latina, riusciranno a raggiungere. Il sottobosco mondano e corrotto della Roma dei Flavi, gli ambienti caratteristici, i personaggi noti e quelli meno noti della capitale dell'Impero, le case e le cene degli arricchiti, gli incontri alle terme, i parassiti e i cacciatori di eredità, i giochi del Colosseo e del Circo Massimo. Nei versi ironici e disincantati del poeta di Bilbilis, un 'cliente' di professione, 'salvato' dalla poesia e dalla benevolenza degli imperatori, la satira che condanna i vizi e la corruzione dei Romani non assume le tinte aspre dei contemporanei Persio e Gioviale ma si stempera - senza per questo smarrire la sua carica di forte denuncia - nel sorriso affettuoso e malizioso di chi, pur distinguendo chiaramente gli altrui difetti, non finge di ignorare i propri.


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