Con questa edizione completa delle Odi di Pindaro, del quale appaiono ora le Istmìche la collana "Scrittori greci e latini" intende avvicinare il lettore moderno al più difficile di tutti i poeti: al modello di tutti coloro che inseguirono il sublime, fino a Goethe e a Hölderlin. Come davanti ai frontoni di Olimpia e alle statue arcaiche dell'Acropoli, entriamo nel mondo senza tempo del mito, dell'azione eroica, della gara ginnica, della pura lode poetica: un mondo dove la "misura" e il senso del limite, che fecero grande la civiltà greca, raggiunsero l'acme della loro intensità. Anche il lettore più restio si accorgerà che questa poesia apparentemente guerriera è la più soave di tutte le poesie, perché le odi sono "dolci mielate canzoni dal volto d'argento e dalla morbida voce". Come mai altrove in letteratura, abitiamo nella luce, viviamo nella luce, ci nutriamo di luce, ci abbeveriamo di luce, leggiamo la luce: tutto ne da testimonianza, anche le case di Eracle, le fiamme dei sacrifici, le chiome incoronate di mirto, i volti delle fanciulle, i fuochi ardenti nelle tenebre notturne. L L'ardore, il furore, la follia metaforica continuano a entusiasmarci, come entusiasmarono Goethe e Hölderlin: ma oggi ci accorgiamo che questo poeta furibondo è, al tempo stesso, il supremo geometra dell'intelligenza, capace di calcolare con gelo meraviglioso i parallelismi, le opposizioni, le simmetrie, le analogie, i rapporti interni delle sue composizioni. I giochi istmici, per cui questi versi furono scritti, si svolgevano nel punto dove ora il Canale di Corinto sbocca in mare: tra boschi di pini e macchie di arbusti mediterranei. Là sorgeva il grande, antichissimo tempio dorico di Posidone, che Pindaro potè ancora vedere con i vivaci colori di un tempo - blu, bianco e rosso.